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Le mani mi tremavano per il freddo. Le lacrime si confondevano alla pioggia incessante. La fame dilaniava il mio stomaco. E la mancanza di casa struggeva il mio cuore. Ma pedalavo. Non mollavo. Guardavo avanti, testa alta ed espressione di sfida. Vedevo i miei obiettivi in lontananza. Osservavo la fatica alle mie spalle e finalmente, incominciavo a sorridere. Avvolta dall’amore dei miei compagni di viaggio, dall’ispirazione di Andrea De Vicenzi e dalla mia forza sono arrivata al traguardo, tagliando una linea immaginaria di soddisfazioni e stanchezza, e alzando le braccia al cielo, fiera e finalmente coraggiosa. Mi sono guardata attorno, sbirciando le espressioni dei ragazzi e delle ragazze che in poco tempo erano diventati casa. E, colta dalla spossatezza ho ricominciato a piangere. Grosse lacrime di gioia rigavano il mio viso. E fu solo in quel momento, dopo 570 chilometri percorsi in bicicletta, accompagnata dal clima sfidante dell’Islanda, 6 giorni dominati da poche ore di scomodo riposo e lunghi mesi di preparazione e conoscenza, ho veramente capito quanto una passione, nata per caso, mi avesse straordinariamente salvato.

Se mi conoscete, allora potete evitare di leggere questo articolo, perché contiene parole e idee che mi sentite esprimere continuamente. In caso contrario, accomodatevi e preparatevi a entrare nella mia vita.

Posso dire di aver incominciato a vivere solo pochi mesi fa. Non vorrei essere fraintesa, quindi cercherò di spiegarmi e di spiegarvi meglio. Ho sempre amato la mia vita. Dal primo momento in cui ho aperto gli occhi non ho mai desiderato di chiuderli. Sono sempre stata una bambina allegra, poi una ragazza spensierata.  Eppure, dentro di me, sentivo di aver bisogno di qualcos’altro. Non sapevo, e tutt’ora non ne sono capace, di spiegare la sensazione di vuoto che pertanto invadeva la mia anima. Cercavo qualcosa, a cui non riuscivo a dare un nome, un numero o un volto. E poi, all’improvviso, ho smesso di guardare con sguardo spento e apatico il muro davanti a me. E ho incominciato a vivere.

D’acchito, quando nemmeno più avvertivo il senso del niente pervadermi, il mio cuore ha ricominciato a battere. Il mio segreto? Mi sono appassionata. Al ciclismo. Devo confessarvi, che questo sport mi è sempre stato accanto. Ho sempre avuto la fortuna, e solo adesso me ne rendo conto, di crescere affiancata da un padre innamorato di biciclette, caschi e pedali. Ma non mi ero mai soffermata a pensare che questo mondo, un mondo sottovalutato, complesso e ricco, avrebbe mai potuto interessarmi. Mi limitavo a scrutarlo da lontano, con il binocolo. Ma quando si è folli e si decide di prendere parte ad avventure ai limiti del possibile, alla stregua delle proprie capacità e all’insegna della libertà, ci si trova costretti ad imparare a pedalare senza le rotelle. Pertanto, dopo essere stata selezionata per il progetto “Oltre l’Impossibile 2024”, ho dovuto incominciare ad allenarmi per uno sport che non era il mio e per cui, in tutta onestà, nutrivo un senso di diffidenza. E allora, controvoglia, ho indossato un ridicolo paio di pantaloncini, una maglietta aderente, una bandana del colore del fuoco, due guanti fluorescenti, un casco bianco, degli occhiali affusolati e delle scarpine paragonabili a quelle utilizzate dai calciatori. E sono partita.

In poche settimane ho scoperto di starmi pericolosamente innamorando di questo meraviglioso sport. Ho conosciuto l’impegno che decidevo di mantenere durante i pochi chilometri che, seppur con fatica percorrevo e la costanza che caratterizzava i miei allenamenti. Quando finalmente ho iniziato a sentire le gambe spingere sui pedali, quando il vento non è più stato un perfido nemico, ma un piacevole compagno di viaggio e quando ho smesso di farmi domande, anche le più ripide salite si sono trasformate in entusiasmanti discese. E finalmente, dopo quindici anni, avevo trovato qualcosa da amare, di cui appassionarmi: il ciclismo.

Non è stato facile. Non lo sarà nemmeno per voi, lettori alla ricerca del compiacimento. Non verrete aiutati da nessuno, se non da voi stessi. Ma ce la farete. Non dovete viaggiare lontano, scalare montagne, o nuotare in mezzo agli squali. A volte basta chiudere gli occhi e riaprirli. L’importante è non smettere di crederci e non costringersi ad amare qualcosa solo per sentirsi parte di un gruppo. L’importante è continuare, imperterriti e impegnarsi. Il coraggio e la determinazione vi condurranno in luoghi che non avrete mai pensato di visitare, ma che, sorprendentemente, vi faranno sentire vivi, risorti, reali. E solo allora, in seguito a tagli sulle ginocchia, pugni scagliati contro l’aria e occhi arrossati, vi renderete conto di quanto vi basti una sola, piccola cosa per stare bene.  A me basta una bicicletta, o una televisione per guardare professionisti attraversare interi paesi su due ruote per essere felice. A voi potrà bastare un foglio e una penna, una palla, una pentola e una ricetta da replicare o un biglietto dell’aereo. Ma finché troverete qualcosa che vi terrà compagnia, vi aiuterà a superare le avversità e vi risparmierà alla bocca dell’oscurità, allora tutto andrà bene.