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Viviamo in un mondo che va sempre di fretta. Anche noi corriamo ogni giorno, ma spesso non sappiamo nemmeno perché o dove stiamo andando. Ci svegliamo già stanchi, e non è solo per aver dormito poco. È una stanchezza diversa: mentale, emotiva, che gli altri non vedono.

Spesso ci dicono che siamo pigri, distratti, svogliati. Ma forse non è vero. Forse siamo solo troppo pieni di aspettative. Ci chiedono di essere sempre brillanti, svegli, sorridenti. Di sapere già cosa vogliamo dalla vita, di mostrarci perfetti sui social, di essere produttivi ma anche rilassati. Tutto insieme, ogni giorno. E questo… è stancante.

Viviamo immersi nei suoni delle notifiche, tra messaggi, scroll, like e video veloci. La nostra testa è piena di stimoli, e concentrarsi è diventato difficile. A volte basta leggere due pagine e già ci viene voglia di controllare il telefono. Ormai sembra normale, ma non dovrebbe esserlo.

E allora viene da chiedersi: chi siamo davvero? Siamo la versione che pubblichiamo online? O quella che mostriamo per farci piacere dagli altri? Abbiamo così tanta paura di non essere accettati che finiamo per recitare un ruolo. Ma così rischiamo di perderci. Di dimenticare chi siamo davvero, prima ancora di scoprirlo.

La verità è che non dobbiamo essere perfetti. Né per gli altri, né per noi stessi.

Non c’è nulla di male nel sentirsi persi ogni tanto. Anche non avere le idee chiare sul nostro futuro va bene. Oggi, essere se stessi è forse una delle cose più coraggiose che si possano fare.

E se qualcuno ci chiama pigri, che lo faccia. Noi sappiamo che magari stiamo solo riprendendo fiato dalla vita caotica di sempre, o semplicemente stiamo ritrovando noi stessi.