La passione racconta e il desiderio chiama. Il desiderio di chi, da quando aveva solo dieci anni, sognava in grande. Il desiderio di chi, nonostante le vittorie e le sconfitte, non ha mai smesso di sognare, sorridere, vivere.
Lo sport non è solo un gioco. Non è un terno al lotto, e nemmeno una divertente partita a carte. Lo sport è insegnamento. È un terreno fragile, a tratti scosceso o in salita. Ed è proprio la difficoltà e l’imprevedibilità a cui atleti e direttori sportivi devono abituarsi a rendere lo sport unico. Ad avermelo insegnato è stato il progetto “Oltre l’Impossibile”, un’iniziativa che non solo mi ha permesso di superare limiti e ostacoli apparentemente insormontabili, ma mi ha permesso di conoscere uno sport che, ogni giorno, mi fa sognare: il ciclismo. Perché, quando ho sentito il mio nome tra quello dei candidati selezionati e invitati a prendere parte a questa grande avventura, ho immediatamente capito di dover imparare ad andare in bicicletta. E così ho fatto: con timore, curiosità ed eccitazione sono salita su una bicicletta, decisamente troppo grande per me, seguendo inesorabilmente la ruota di mio papà, ex ciclista, amante di questo sport, ma costretto a vedere la sua brillante carriera giungere al termine all’età di soli 18 anni, in seguito a problematiche al suo ginocchio sinistro.
Dopo i primi allenamenti e gli interi pomeriggi trascorsi ad ammirare giovani atleti sfidare il tempo, la passione è aumentata e il desiderio è cresciuto. Volevo entrare in questo mondo, conoscerlo in ogni sua minima sfaccettatura. Volevo imparare ad apprezzarne anche i lati più nascosti. Perché sono proprio questi a rendere ancora più incredibile e meraviglioso uno sport tanto complesso. Ho conosciuto, quasi per casualità, l’addetto stampa della UAE Team Emirates XRG – la squadra ciclistica per cui gareggia l’attuale campione del mondo ed europeo – grazie al quale ho avuto l’immenso onore di intervistare Alessandro Covi, quest’anno secondo al campionato italiano di ciclismo su strada. Alessandro è un ragazzo come tanti, umile ed educato, animato dalla passione per uno sport che non concede ma riesce a regalare enormi soddisfazioni. Come lui, altri atleti, ogni giorno, grazie al loro impegno, rendono la UAE Team Emirates la squadra più forte tra tutte quelle che animano il panorama ciclistico internazionale. La loro crescita, sia sportiva sia personale, è coordinata da professionisti del settore: meccanici attenti e scrupolosi, addetti stampa precisi ed eccezionali direttori sportivi. Uno di loro risponde al nome di Marco e al cognome di Marzano.
Marco Marzano non è solo il direttore sportivo con più esperienza all’interno dell’intera squadra, ma è soprattutto un ragguardevole punto di riferimento per ogni ciclista del team. La sua passione per il ciclismo nasce quando Marco era solo un bambino, curioso e determinato. «Ricordo che, quando avevo circa 16 anni, io e i miei compagni di squadra aspettavamo che atleti come Giuseppe Saronni o Andrea Noè iniziassero il loro allenamento», racconta il direttore sportivo. «Sono cresciuto a Cuggiono, in provincia di Milano, e, ogni giorno, in sella alla mia bicicletta, percorrevo le strade che conducono a Oleggio. In tante occasioni mi sono visto passare di fianco quelli che all’epoca erano i miei idoli. Riuscire a “tenere la loro ruota”, anche solo per qualche minuto, migliorava la mia giornata. È un’emozione indescrivibile», ricorda Marco Marzano, sorridendo. La sua carriera nel mondo del ciclismo è proseguita, fino a quando il piccolo Marco ha visto il suo sogno realizzarsi: ha iniziato a correre tra i professionisti, svolgendo un ruolo fondamentale ed estremamente prezioso in ogni squadra, il ruolo del gregario. «Non ho vinto tanto quando ero professionista, ma sono stato il gregario di atleti come Agostino Bellandi, Damiano Cunego e Gilberto Simoni. Ho poi conosciuto la realtà della UAE – allora nota con il nome di “Lampre-Merida” –, squadra per la quale ho corso per anni, fino a quando Mauro Gianetti e lo stesso Giuseppe Saronni mi hanno proposto di diventare direttore sportivo. Ho chiaramente accettato a gran cuore la loro offerta, e oggi sono qui, impegnato in un lavoro che amo e che mi rende felice ogni giorno».
Marco Marzano ha, infatti, l’onore di crescere ragazzi timidi e spaventati, che possiedono tutte le carte in regola per diventare grandi campioni e uomini ammirabili. «Imparo a conoscerli da quando sono solo dei ragazzini. Hanno tutti caratteri estremamente diversi, ed è proprio questo il bello. È un’enorme soddisfazione vederli ottenere grandi risultati». Marco Marzano, che grazie al ciclismo sogna ogni giorno, desidera vedere sempre più giovani avvicinarsi a questo meraviglioso sport. Lo stesso sport che gli ha regalato anni di serenità e libertà: «Quando tutto è difficile e troppo grande per me, io scappo dalla realtà (per poche ore, ovviamente) in sella alla mia bicicletta. L’emozione di dominare le strade su due pedali è esattamente la stessa che provavo quando non potevo nemmeno immaginare chi sarei diventato: mi sento sicuro, in pace. Ed è una sensazione impagabile».
Le sue parole raccontano, con trasparenza, il ciclismo: uno sport di squadra, uno sport massacrante ma meraviglioso, al tempo stesso. Uno sport in cui il vento non è solo un nemico, ma un fedele compagno di viaggio. Uno sport in cui solo chi sogna in grande, un giorno, raggiungerà il gradino più alto del podio.





