La parola “secchione” ha il triste potere di scrivere il presente e modellare il futuro. La parola “secchione” ha il coraggio di distruggere, disintegrare, annullare. È incredibile come un termine, apparentemente così innocente, sia in grado di entrare negativamente e irruentemente nella vita di ragazzi e ragazze. Solo nove lettere possono e vogliono disegnare un futuro drammatico, spesso insostenibile, sicuramente irreale.
«Andare bene a scuola non significa necessariamente studiare, studiare e studiare. Andare a scuola è un meraviglioso sinonimo di “curiosità”. Io sono una ragazza curiosa, assetata di conoscenza e affascinata dalla cultura. E questo mi ha permesso, il 24 ottobre, di stringere la mano al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella». Con queste parole, Sofia Soldavini, ex studentessa del Tosi, si racconta. Perché eccellere, impegnarsi e dedicare tempo ed energie non significa essere degli “sfigati” o degli “inetti”. La dedizione e la costanza sono semplicemente e meravigliosamente sinonimi di interesse e voglia. Di fare, di spiccare il volo, di vivere veramente.
Sofia ha avuto il coraggio di osare e di prendere il volo. La scuola deve essere un’opportunità. Anzi, una meravigliosa opportunità. Conoscere il mondo e le circostanze, padroneggiare la dialettica, formulare pensieri logici e coerenti, dare voce a idee e opinioni è essenziale, soprattutto in un contesto in cui nessuno ha il coraggio di fermarsi ad ammirare una piccola goccia di rugiada che risplende alle prime luci dell’alba. Sofia ha imparato a disegnare con i pastelli colorati la sua vita, dipingendo di rosso e di giallo anche gli angoli più oscuri e bui: «Amo vivere giornate intense e piene di emozioni. Non sono capace di stare ferma e in silenzio. Ho bisogno di stimoli. Sono sempre alla ricerca di nuove ambizioni da costruire, da modellare e da raggiungere. Durante gli anni delle superiori il mio principale obiettivo era quello di diventare migliore, giorno dopo giorno. Era una gara contro me stessa, i miei limiti e le mie potenzialità. Credo sia stata questa competizione, a volte infuocata ma comunque indispensabile, ad avermi reso la persona che sono adesso: responsabile, grata e infinitamente curiosa».
Abbiamo la fortuna di studiare in una scuola incredibile e diversa che ogni anno incoraggia duemila studenti a crescere, imparare e costruire un futuro brillante e colorato. «So di non essere più una studentessa del Tosi, ma quando le persone me lo chiedono io mi riferisco all’ITE come se fosse ancora la “mia scuola”. Perché ho apprezzato ogni singolo giorno trascorso all’interno delle stesse mura che tanti miei coetanei hanno disdegnato. Grazie al Tosi ho viaggiato tanto: sono stata a Tokyo in occasione dello World School Forum, a Bruxelles e a Francoforte. Ho partecipato a tante iniziative proposte dalla dirigente e dalla vicepresidenza. Insomma, ho vissuto la scuola attivamente, a 360 gradi».
La passione e la voglia costante di Sofia le hanno permesso di raggiungere risultati strepitosi. Il 24 ottobre, accompagnata da un’immensa soddisfazione e un altrettanto enorme gratitudine nei confronti di chi le è sempre stato accanto, ha avuto l’onore di stringere la mano al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ricevendo il titolo di “Alfiere del Lavoro”. Il premio, conferito ai 25 studenti italiani più meritevoli, selezionati per il loro eccellente rendimento scolastico, per aver conseguito il massimo dei voti all’esame di Stato e per i successi in attività extrascolastiche, non rappresenta soltanto una medaglia da mostrare e lucidare periodicamente. Il riconoscimento ha un valore soprattutto morale. «Ricordo che la sera prima della cerimonia al Quirinale non riuscivo a prendere sonno. Ero elettrizzata. Poi il sole è sorto e con tanta adrenalina e curiosità mi sono preparata. Una volta giunti al Quirinale, io e gli altri ragazzi premiati abbiamo visitato la struttura. E in un batter d’occhio mi sono trovata davanti al Presidente. I suoi occhi mi hanno sorriso. Non saprei come spiegare la gratitudine che in quel momento ho provato e non sarei nemmeno in grado di definire la felicità e la gioia che hanno scaldato il mio cuore quando il palmo della mia mano ha incontrato quello del Presidente Mattarella. Non lo so spiegare, davvero. È stata una giornata magica, indimenticabile».
La nostra incredibile Sofia non ha avuto paura di sbagliare. Non si è mai arresa e non ha mai dato ascolto a commenti derisori e sarcastici. Perché Sofia è una ragazza che ama la vita, desidera conoscere e crescere. Sa apprezzare le circostanze e non si arrende mai. Sofia non ha paura di sbagliare o di sbucciarsi un ginocchio. Crede nell’impegno e nella costanza, è determinata e caparbia. Impegno è la chiave del successo: indipendentemente dall’ambito, dal contesto e dalle opportunità. L’impegno è il valore che ha permesso a Sofia di imparare e insegnare a chiunque la conosca e la ammiri che niente è impossibile. Perché in fondo, Sofia, è una ragazza di 17 anni che conosce il mondo ed è pronta a sfidare sé stessa e i suoi limiti. Perchè Sofia sorride, si commuove e vive. Semplicemente e incredibilmente.




