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Nei giorni scorsi, nella nostra scuola, si è tenuto l’ incontro dal titolo Game On: perché il futuro dell’apprendimento e del lavoro passa dal gioco”. È stato un momento di riflessione su come il divertimento e la motivazione possano trasformare il modo in cui studiamo e lavoriamo. Nostro ospite: Riccardo Mangano founder di @XP-L4B.

L’incontro si è aperto con un video che invitava a considerare il gioco non solo come svago, ma come un vero e proprio strumento di crescita personale e professionale. È stato detto che bastano appena otto secondi per perdere l’attenzione, mentre ne servono due ore per recuperarla: un dato che fa capire quanto sia difficile concentrarsi in un mondo pieno di stimoli esterni.

Gran parte della discussione si è concentrata sul tema della motivazione. È stato spiegato che esistono due tipi di motivazione: quella intrinseca, che nasce dal piacere e dall’interesse genuino per ciò che si fa, e quella estrinseca, legata a pressioni o ricompense esterne. Il gioco riesce a stimolare la motivazione intrinseca perché coinvolge, diverte e gratifica, trasformando l’apprendimento in un’esperienza positiva e duratura.

Durante l’incontro si è parlato anche degli effetti della pandemia sulla motivazione e sulla formazione. Molti studenti e lavoratori hanno perso interesse e concentrazione, ma esperienze innovative come l’apprendimento attraverso il gioco stanno aiutando a ritrovare entusiasmo. È stato sottolineato anche come in Italia la cultura aziendale sia spesso povera e poco motivante, tanto che molti giovani scelgono di formarsi o lavorare all’estero.

Un altro tema che ha catturato l’attenzione è stato quello del rapporto tra tecnologia e concentrazione. L’uso eccessivo del cellulare, infatti, può alterare la regolazione della dopamina nel cervello, creando una sorta di dipendenza dagli stimoli continui. Questo spiega perché alcune scuole abbiano deciso di vietare i telefoni durante le lezioni.

Attraverso esempi come The Fun Theory, un esperimento in cui le persone sceglievano di usare le scale piuttosto che la scala mobile perché più divertenti, e il caso dell’app Duolingo, si è mostrato come il divertimento possa diventare un motore potente per motivare le persone. Anche nel mondo del lavoro, il cosiddetto “engagement”, cioè il coinvolgimento, è fondamentale: eppure in Italia solo 36 lavoratori su 100 si sentono davvero partecipi e motivati.

L’incontro si è concluso con una riflessione importante: giocare non significa perdere tempo, ma imparare a sviluppare competenze preziose come il problem solving, la leadership e la capacità di apprendere in modo continuo. Forse il futuro dell’educazione e del lavoro non sarà fatto solo di libri e regole, ma anche di curiosità, divertimento e voglia di mettersi in gioco in tutti i sensi.