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L’Onu il 25 novembre 1999, istituì la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. “Ma perché proprio il 25 novembre?” Per ricordare la morte delle tre sorelle Mirabel deportate, violentate e uccise in Repubblica Dominicana nel 1960. Esse furono assassinate, poiché cercarono di contrastare un regime dittatoriale, che in quell’epoca governava nel loro paese. Dopo essere state violentate e buttate in un precipizio, per far sembrare la vicenda un incidente, una delle sorelle riuscì a rimanere in vita; e finalmente nel 1999 pubblicò un libro dove raccontò ciò che le era accaduto. È così che l’Onu ispirandosi alla sua storia e quella della sue sorelle, istituì la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. 

Ma se parliamo di attualità, ora come ora, l’ultimo dato statistico dell’Istat, riporta che le donne vittime d’omicidio in Italia nel 2023 sono state 334, ormai nel 21° secolo è inaccettabile una statistica di questa portata. 

Per questo, la nostra scuola, questo 25 novembre 2024, ha organizzato una serata con l’obbiettivo di soffermarsi e riflettere su questo fenomeno. A guidarci nella questione  ci sarà Ugo Panella, fotogiornalista, che nel 1999 in collaborazione con Renata Pisu, inviata estera di Repubblica, ha realizzato un lungo reportage in Bangladesh sulle condizioni di migliaia di ragazze sfigurate dall’acido solforico perché hanno rifiutato “avances” di uomini violenti. Egli ci racconterà, tramite diverse fotografie, le storie a lui raccontate.

Cercheremo di far capire che le donne, tutte, dalla più piccola alla più grande, non sono oggetti di nessuno. Purtroppo le violenze sulle donne avvengono tutti i giorni: un fischio per una gonna troppo corta o una mano tra i capelli sul treno. Una donna dovrebbe sentirsi libera di andare in giro senza aver paura di essere violentata mentalmente e fisicamente da qualsiasi uomo, di qualsiasi età. Sono tante le cose che possiamo fare… e allora facciamole! Denunciamo, aiutiamo, fermiamo   questi atti di violenza.

È giunto il tempo di fermare questo fenomeno: la rivoluzione inizia da noi.