Ferma su quel palco, illuminata dalla luce artificiale della scenografia e da un sorriso che, malgrado tutto, le incorniciava il viso, pianse. Di felicità. Innamorata. Della vita. Del pubblico. Della musica.
Dopo cinque lunghe serate di festa e armonia, il settantacinquesimo Festival della Canzone Italiana è terminato. Le emozioni che gli artisti in gara, ancora una volta, hanno trasmesso al pubblico, alla giuria, alle radio e, indubbiamente, ai propri cari sono tuttora inspiegabili. Ascoltare le parole, le storie e le sensazioni di giovani ragazzi o di donne di successo esperte regala, e sempre donerà, brividi di piacere, scosse di tristezza e pensieri leggeri. Perché la musica ha questo potere. La musica riesce a unire. Riesce a comunicare. A spiegare. La musica riesce a conferire alle parole un significato.
Questa energica edizione rimarrà ampiamente incisa nella memoria di molti italiani per la varietà di canzoni presentate ed eseguite. A catturare maggiormente l’attenzione degli ascoltatori è stato sicuramente il vincitore del Festival di Sanremo 2025: Olly. Federico Olivieri, un ragazzo di soli 23 anni, ha raccontato con passione e affetto una triste storia d’amore, terminata in maniera brusca, ma ugualmente bella e perfetta nella sua semplicità e nella sua purezza. La sua profonda voce, le dolci rughe che si formavano sulla sua fronte per lo sforzo e la velata sofferenza interiore, insieme alle lacrime che talvolta rigavano le sue guance, raccontano ammirevolmente i pensieri di un bambino cresciuto, ma che ancora cerca il mare e dà ascolto a quell’anziana signora che, dal quarto piano del suo condominio, con la sigaretta tra le labbra, insegna al piccolo Olly a vivere e a convivere con le difficoltà.
Interessante, e triste, è sicuramente il testo di Simone Cristicchi. Una poesia, accompagnata da dolci note musicali che, temerariamente, descrive l’affetto che l’autore dedica alla madre, sottolineando quanto un rapporto così semplice, e forse scontato, possa svanire da un giorno all’altro. La causa? Una malattia, violenta e silenziosa, che si impossessa dell’animo di uomini e donne, senza distinzioni. Una malattia che forse solo la musica può sconfiggere. O quantomeno alleviare.
A colpire il pubblico sono poi stati Irama e Rkomi. Entrambi gli artisti hanno saputo, in maniera diversa, raggiungere il pubblico e diventare la colonna sonora della vita di molti ragazzi e ragazze. Così come le loro canzoni hanno dominato la scena nazionale, anche le opere di Marcella Bella, Rose Villain, Gaia, Noemi e Francesca Michielin hanno aggiunto uno splendido tocco di rosa a una competizione vocale così acclamata.
Ed è, in conclusione, necessario celebrare Giorgia. La cantante, di origine romana, nonostante la sua esperienza e la sua voglia di ridere sempre e comunque, non ha esitato a mostrarsi fragile davanti a milioni di italiani, che finalmente, soddisfatti, l’hanno ammirata stringere tra le mani un premio di certo non paragonabile a quello destinato al vincitore del Festival di Sanremo, ma ugualmente gratificante. Un premio che, in ogni caso, si è dimostrato meno soddisfacente dell’applauso che le ha dedicato il pubblico, colpito ancora una volta dalla sua voce angelica.
Nonostante la classifica finale, personalmente discutibile, che ha visto voci eccelse, tra cui quella dei Modà, posizionarsi troppo distanti dal podio, anche quest’anno la musica si è confermata come un’ancora di salvezza, un elemento capace di unire, far discutere e ballare. La musica era, e sempre sarà, l’unico mezzo per raccontare storie d’amore struggenti, viaggi nel passato e nel futuro. La musica era, e sempre sarà, l’unica a emozionare anche chi, sul palco del Teatro Ariston, ha vissuto metà della sua vita.




