Skip to main content

C’è una frase che tempo fa ho letto nel libro Il Piccolo Principe che mi è rimasta sempre impressa e che stasera rimbombava più forte che mai nella mia testa: “L’essenziale è invisibile agli occhi”. Tre parole in questa frase, capaci di raccontare tutto. Pochi fronzoli, proprio come chi del niente ha fatto il suo tutto.

La cena di gala per i senzatetto, organizzata all’ITE Tosi di Busto Arsizio, è stata il mio venerdì sera senza fronzoli, ma mi ha reso il ragazzo più ricco del mondo.
Le parole di Emilio Lonati, volontario e fondatore di SOS Stazione, una vita spesa al servizio degli altri, sono dirette come un proiettile che punta dritto al cuore: “senza tetto, senza tutto”. Non ci avevo mai pensato, ma nella loro semplicità queste parole raccontano la verità più cruda. Emilio prosegue: “Non tutti li vedono, ma ci sono”: a Busto Arsizio, 30-40 persone senza fissa dimora ruotano attorno alla stazione. Chi finisce per strada non ha più né affetti né relazioni, e il lavoro dei volontari riparte da qui, dal loro nulla. La frase scolpita nella mia testa torna a rimbombare ancora più forte:
“Essenziale”: mi sono chiesto cosa significhi per me. Gli affetti, il sentirmi al sicuro quando arrivo nella mia casa? Venerdì sera mi sono chiesto cosa potrebbe essere l’essenziale per persone che hanno perso tutto, che a volte hanno perso persino loro stessi. Una coperta, uno spazzolino da denti, a volte anche solo una parola rivolta a loro, troppo spesso ignorati da tutti.
“Invisibile”: questa sera, tornando a casa, ho pensato che a volte “invisibile” non sia solo qualcuno o qualcosa che non si fa vedere. A volte invisibile è qualcuno che non vogliamo vedere o che preferiamo non vedere. Parlando con queste persone, ho ascoltato la sofferenza, ho visto il dolore nei loro occhi ma ho anche respirato la voglia di farcela.
“Occhi”: gli occhi guardano, osservano, ma a volte giudicano e spesso non vogliono vedere. Con i miei occhi ho spesso visto posti meravigliosi, osservato di sfuggita situazioni scomode e talvolta ho preferito non guardare ciò che mi faceva più male.

Chiacchierando con Moreno, uno dei protagonisti della serata, ho ammirato per tutta la durata dell’intervista il suo sorriso sincero, ho ascoltato e ho compreso i momenti duri e complicati della sua vita. Moreno ha trovato il coraggio di rialzarsi: “Sono dovuto finire per strada per imparare a chiedere aiuto. Ho capito, ho imparato a trovare la forza in me stesso”.
Io faccio il tifo per tutti i Moreno del mondo: impariamo a guardare con il cuore, anche quell’essenziale che per troppi è poco ma che per molti è tutto.
Ecco quello che mi porto via da questa serata: da oggi inizierò a trasformare un po’ del mio essenziale in un po’ di tutto per qualcuno, perché sono convinto che il mare inizi da una goccia.