Le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 si avvicinano rapidamente e l’entusiasmo è comprensibile: un evento internazionale, milioni di visitatori, investimenti e visibilità per l’Italia. Tuttavia, accanto all’immagine spettacolare dello sport e delle montagne innevate, emergono alcune criticità ambientali che meritano attenzione, soprattutto se guardiamo alle esperienze del passato.
Organizzare un evento di questa portata significa intervenire in modo profondo sul territorio, e non sempre questi interventi si rivelano sostenibili nel lungo periodo.
Infrastrutture e territori fragili
Uno dei problemi principali riguarda la costruzione di nuove infrastrutture: strade, impianti sportivi, villaggi olimpici e strutture di servizio. Molti di questi interventi avvengono in aree montane, ecosistemi delicati che faticano a rigenerarsi dopo un forte impatto umano.
Il rischio è il consumo eccessivo di suolo, il disboscamento e l’alterazione del paesaggio alpino, spesso giustificati dall’urgenza dell’evento. Il vero nodo, però, è cosa succede dopo le Olimpiadi.
Le strutture abbandonate: la lezione di Torino 2006
L’esperienza delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 è un precedente importante. In quell’occasione furono realizzati numerosi impianti specifici per le competizioni, con la promessa di un utilizzo futuro. In molti casi, però, questo riutilizzo non è mai diventato realtà.
Piste di bob, trampolini per il salto con gli sci e alcune strutture del villaggio olimpico sono state progressivamente abbandonate o sottoutilizzate, trasformandosi in vere e proprie “cattedrali nel deserto”. Questi impianti non solo rappresentano uno spreco di denaro pubblico, ma continuano a pesare sull’ambiente e sui bilanci locali a causa degli elevati costi di manutenzione.
Il problema è strutturale: molti sport olimpici invernali non hanno un seguito costante sul territorio e richiedono impianti altamente specializzati, difficili da riconvertire per un uso quotidiano o turistico.
Il rischio di ripetere gli stessi errori
Anche per Milano Cortina 2026 si parla di sostenibilità, riuso delle strutture esistenti e attenzione all’eredità futura. Tuttavia, in alcune aree alpine sono previste nuove costruzioni o ampliamenti significativi. Il timore è che, una volta concluso l’evento, queste strutture possano perdere rapidamente la loro funzione, lasciando ai territori locali un’eredità difficile da gestire.
Quando un impianto viene progettato solo per rispondere alle esigenze di poche settimane di gare, senza una visione concreta del futuro, il rischio di abbandono diventa altissimo.
Neve artificiale, acqua ed energia
A complicare il quadro si aggiunge il tema della neve artificiale. A causa del cambiamento climatico, l’innevamento naturale è sempre meno prevedibile. Per garantire lo svolgimento delle competizioni si ricorre quindi ai cannoni sparaneve, che richiedono grandi quantità di acqua ed energia. In territori montani dove le risorse idriche sono già limitate, soprattutto nei mesi invernali, questo rappresenta un ulteriore fattore di pressione ambientale.
Trasporti e aumento delle emissioni
L’arrivo di atleti, staff e turisti comporta un forte incremento degli spostamenti. Nonostante gli investimenti in mobilità sostenibile, l’aumento del traffico e delle emissioni di CO₂ è quasi inevitabile, soprattutto nelle valli alpine meno attrezzate per gestire grandi flussi di persone.
Uno sguardo al futuro
Milano Cortina 2026 può rappresentare un’opportunità importante, ma solo se le scelte fatte oggi saranno pensate in funzione del lungo periodo. Ridurre le nuove costruzioni, pianificare in modo realistico il riutilizzo degli impianti e coinvolgere le comunità locali sono passaggi fondamentali per evitare di ripetere gli errori del passato.
Le Olimpiadi durano poche settimane, mentre le conseguenze ambientali possono durare decenni. La vera sfida non è solo organizzare un grande evento sportivo, ma farlo senza compromettere il territorio che lo ospita.




