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Nella storia di ogni Nazione c’è stato chi ha segnato più degli altri l’identità del popolo. Pensando all’Italia sicuramente un personalità incisa nella memoria è stata quella di Benito Mussolini.

Il 19 gennaio, presso l’aula magna del nostro istituto, abbiamo assistito alla presentazione di “Mussolini – Il Capobanda. Perché dovremmo vergognarci del fascismo”. A distanza di un secolo dalla Marcia su Roma, Aldo Cazzullo ci accompagna attraverso le pagine del suo libro, ripercorrendo le tappe del fascismo italiano.
L’attenzione è rimasta alta durante tutta la serata grazie alle letture di Mario Ficarazzo che riprendevano i momenti salienti del libro, mentre lo scrittore Aldo Cazzulo ne contestualizzava il contenuto. Tramite nomi e cognomi di persone comuni, ci siamo immedesimati nella loro vita e nel contesto quotidiano degli anni Venti, riuscendo così a rivalutare il passato: la dittatura di Mussolini non più vista così distante e fuori contesto, ma più prossima e chiara ai nostri occhi.

Durante questo incontro abbiamo analizzato il pensiero di Mussolini e ripercorso il destino delle persone incrociatosi con la storia del dittatore.
Benito, un carattere impulsivo e ribelle incarnato in atti di pura violenza. Lui che la utilizzò fin da ragazzo come unico mezzo ed antidoto, caratterizzando in seguito la sua ascesa al potere.
La violenza venne sfruttata come una forma risolutiva, veloce ed efficace, essenzialmente necessaria e moralista. Una forza esercitata con manganelli e bastoni chiodati, prossima fonte del terrore che si respirava all’epoca, con l’intenzione di portare l’Italia ad un consenso obbligato.
In questo clima di terrore, perciò, l’opposizione fu difficile e, se presente, rese martire chi la esercitò. Come fu per Giacomo Matteotti, rapito e assassinato nel giugno del 1924 dopo aver denunciato apertamente gli imbrogli elettorali e la violenza esercitata dalla nuova dittatura. Anche per Don Giovanni Minzoni non ci fu modo di portare avanti l’opposizione al regime: la sera del 23 agosto 1923 le camicie nere lo aggredirono, sfondandogli il cranio a randellate.
In pochi casi il dissenso venne percepito dal fascismo come una minaccia. Successe con Gabriele D’Annunzio, il Poeta Vate, che non schierandosi dalla parte del fascismo fu bersagliato e abilmente manipolato dalle numerose lettere di Mussolini. Perché come ogni leader carismatico, Mussolini sapeva affascinare ed ammaliare con la prospettiva di una «Nostra Italia».

Il fascismo si presentò nella penisola in formula palingenetica, con la finalità di riportare luce all’Antico Impero Romano. Quello in cui sfociò fu solo un’ondata di crudeltà, non solo mirata a sterminare idee in contrasto con la figura del Duce, ma puntata al denigrare ed umiliare chi non le condividesse.
Così, con la forza dei sostenitori che credevano nelle sue ideologie, Mussolini riuscì ad impadronirsi delle speranze degli italiani, demolendo ogni principio di umanità, uguaglianza e tolleranza.
Partendo con la definizione dalla figura dell’uomo virile e intelligente, per questo superiore, venne impedito alle donne di occupare più del 10% dei posti nelle fabbriche e di frequentare le scuole. Passando poi alla discriminazione, seguita dalla vera e propria persecuzione, nei confronti della comunità ebrea, emanando nel 1938 le leggi razziali sulla stessa linea delle Leggi di Norimberga del leader collega tedesco.

Nella concezione fascista il potere era uno solo e di natura indivisibile. Tutto doveva essere controllato. E così, dando la caccia agli oppositori, mettendo al margine donne, ebrei, omosessuali, invalidi, malati mentali, Mussolini perse terreno proprio nel fronte più importante per l’Italia in tempo di guerra: quello militare. Questo portò al fallimento del regime: data la poca attenzione riservata all’esercito e la tanta premura nel controllare e sorvegliare l’opinione pubblica, si sgretolò la facciata di apparenze della plausibilità.

“Io non so se esista un «fascismo eterno» […]. Tendo a credere che il fascismo sia un fenomeno legato alla parabola di un uomo, Benito Mussolini, su cui la maggioranza degli italiani si è fatta un’idea sbagliata, edulcorata, consolatoria. Un’assoluzione che è anche un’auto-assoluzione.”

Non è vero che tutti gli italiani sono stati fascisti. Molti sono stati ingannati, accecati e manipolati, altri hanno da subito sentito la loro libertà minacciata e l’hanno tutelata a rischio della loro vita.
Se oggi come italiani siamo protetti e rappresentati da una Costituzione, è soprattutto grazie a quelli italiani che hanno rifiutato il nazifascismo e si sono aggrappati alla speranza del trionfo del bene.


Ringraziamo Aldo Cazzullo per questa indagine sul passato che riporta alla cruda e vera realtà la memoria.