La moda è davvero sinonimo di eleganza e armonia?
Viviamo immersi in un mondo dove la moda detta regole, ma allo stesso tempo le infrange. Da una parte la moda “classica”, con criteri ben precisi sull’abbinamento di colori e l’armonia delle forme; dall’altra una più “anticonformista” che sfida questi criteri, riuscendo spesso a cambiare gli stereotipi su cosa e come indossare, rendendo l’imperfezione un metodo per comunicare e creare una propria personalità.
Negli ultimi anni, infatti, grandi brand di moda come Prada o Miu Miu hanno portato nuovi stili, che si distaccano notevolmente dai canoni classici della bellezza e della perfezione della moda, con look eccentrici, combinazioni azzardate e capi volutamente “brutti” secondo gli standard tradizionali. Questo fenomeno è detto “ugly chic”, ossia il fascino dell’imperfezione.
Un esempio iconico, che molti sicuramente ricorderanno
, è il “meat dress” indossato da Lady Gaga ai MTV Music Awards del 2010. Un esempio all’apice dell’ugly chic, certo, ma che racchiude completamente la vibe di questo trend e reinventa il concetto stesso di stile.
Nel nostro quotidiano, però, l’ugly chic si mostra attraverso capi ormai comuni come le Birkenstock, le Crocs o i pantaloni baggy e cargo. Tutti esempi di una moda che non cerca più la perfezione, ma l’unicità e il cambiamento.
Forse, allora, l’ugly chic è come una porta aperta che invita tutti a mostrarsi per quello che si è, utilizzando la moda come tramite, senza temere di essere giudicati.




