Ci sono luoghi che sono semplicemente belli. E poi ce ne sono altri che iniziano ad abitarti l’anima e ci restano.
Dead Horse Point, nello Utah, è uno di questi.
Durante i miei numerosi viaggi negli Stati Uniti ho visto posti incredibili, ma questo ha qualcosa di diverso. Forse perché non è solo un panorama. È una sensazione.
Trovarsi davanti a una tale immensità è quasi impossibile da spiegare: rocce rosse scolpite dal tempo, il cielo enorme sopra la testa e, 600 metri più in basso, il fiume Colorado che continua a scavare la terra da milioni di anni, come se niente potesse fermarlo mai.
E poi c’è quel silenzio.
Non un silenzio vuoto, ma uno di quelli che sembrano parlare.
Uno di quei posti in cui, anche senza dire niente, inizi a pensare.
Il nome Dead Horse Point viene da una leggenda che rende questo luogo ancora più potente.
Si racconta che qui vivessero mustang selvaggi, cavalli completamente liberi, che correvano tra queste terre senza conoscere padroni.
Poi arrivarono i cowboy.
Videro quei cavalli straordinari e cercarono di catturarli.
Tuttavia, il loro non fu un compito facile: i cavalli non erano disposti a lasciarsi catturare, erano indomabili e diffidenti. L’unico modo era spingerli nei recinti, senza possibilità di fuga, e tenerli legati per tre o quattro giorni, finché, esausti e affamati, non diventavano più docili.
Dead Horse Point è uno dei miei luoghi preferiti al mondo. In questo luogo c’è tutto ciò che serve per renderlo di una bellezza sconvolgente: un’altezza vertiginosa, il fiume Colorado che scorre impetuoso più in basso. C’è l’azzurro del cielo, e c’è quel silenzio che urla la sua potenza attraverso l’eco dello spazio davanti a te.
Dead Horse Point è tutto questo e, secondo la leggenda, il suo nome deriva dal fatto che la sommità della mesa serviva da recinto naturale, con alte pareti verticali su ogni lato tranne uno. Un giorno, quei cowboy avvistarono un gruppo di mustang selvaggi, li radunarono e chiusero il passaggio sull’unico tratto aperto con una recinzione per impedire ai cavalli di fuggire.
Ma i cavalli scelsero la libertà, non si arresero e preferirono morire, gettandosi nel canyon, partendo al galoppo e lanciandosi verso l’infinito e andando incontro alla morte. Proprio come Thelma e Louise, la cui scena finale, contrariamente a quanto molti credono, non fu girata al Grand Canyon, ma a Dead Horse Point.
I mustang non volevano arrendersi, non avevano paura e non esitarono.
E io penso spesso a loro e alla loro commovente corsa verso la libertà, mentre il vento accarezzava le loro criniere per un’ultima volta.






